La terra inizia a non poterne più, non ci rendiamo conto delle terribili conseguenze delle nostre azioni e del non rispetto con il quale viviamo.
Inoltre gli organi di informazione, invece di informare, alimentano paure infondate a scapito di ciò che è veramente importante.
Nuovo allarme per il riscaldamento globale: il blocco di ghiaccio che si è staccato dall’Antartide è grande come la Giamaica.
Proprio in questi giorni dove il terremoto ha lasciato dietro di sé morti e migliaia di persone senza un tetto, dovremo prestare maggiore attenzione ai segnali di dolore del pianeta Terra.
il cataclisma è avvenuto lontano da testimoni umani. Solo gli occhi del satellite hanno registrato la perdita del più grande e più meridionale fra i pezzi di calotta mai distrutti dal riscaldamento climatico. “Wilkins ha iniziato a restringersi negli anni ‘90″, spiega Angelika Humbert, la glaciologa dell’università tedesca di Munster che segue quotidianamente le immagini del polo sud inviate da Envisat. “Ultimamente però il ritmo della distruzione delle piattaforme di ghiaccio è accelerato. Non passa anno senza registrare la perdita di un iceberg gigante”.
Da una stazione della British Antarctic Survey, il glaciologo inglese David Vaughan, che a gennaio aveva percorso il corridoio di ghiaccio nel suo punto più stretto – appena 500 metri a 20 metri di altezza dal mare – commenta stupefatto: “Tre giorni fa il corridoio era sottile, ma intatto. È incredibile quanto la distruzione sia stata rapida”.
Solo nel 2008 il calore aveva rubato alla piattaforma il 14 per cento della sua superficie, seminando in mare un’accozzaglia di frammenti di iceberg. Nel 1930, quando Hubert Wilkins sorvolò questa piattaforma rivendicandola fra i possedimenti di re Giorgio V e lanciando dall’aereo una bandiera inglese e un certificato di proprietà, la sua area toccava i 13mila chilometri quadri.
Al polo sud è ancora conservato il 91 per cento di tutto il ghiaccio del pianeta. Per ragioni non del tutto chiare però, la penisola antartica oggi si sta riscaldando a una velocità superiore rispetto al resto del continente, e anche al pianeta nel suo complesso. Negli ultimi 50 anni la temperatura media è aumentata di 2,5 gradi e l’emorragia di ghiaccio ha superato la soglia dei 25mila chilometri quadri, restringendo il profilo del continente. Neanche negli ultimi inverni, quando il bilancio fra neve fresca che cade e ghiaccio che si scioglie dovrebbe essere positivo, Wilkins era riuscito a recuperare il volume perduto.
Dal momento che l’iceberg era già un blocco galleggiante, il suo distacco e il prevedibile scioglimento non provocheranno di per sé un aumento dei livelli degli oceani. La sua perdita però, come un tappo che salta, faciliterà il deflusso del ghiaccio disciolto che dall’interno della penisola antartica si riversa in mare ogni estate.

